La visita alla cerchia muraria offre inoltre la possibilità di accedere ai locali dell’ex Ergastolo istituito dagli Austriaci nel 1785 come prime carceri per delinquenti comuni della Lombardia, utilizzando le casematte del lato nord della cerchia muraria ed alzando un muro che oltre a non far evadere i carcerati servisse come cortile d’aria. Divenne poi un Ergastolo Militare (1841-1848) e Reclusorio Politico e Penale (1854-1857). Con l’Unità d’Italia i cameroni dell’ex Ergastolo vennero utilizzati durante la I guerra mondiale come stalle per i bovini del 4 Corpo d’Armata e al termine del conflitto per ospitare prigionieri austro-ungarici. Nel 1920 l’ex Ergastolo fu riadattato per ospitare il Reclusorio Militare e una compagnia di Correzione per poi diventare con la Repubblica Sociale, un Istituto Militare di Pena per renitenti alla leva e disertori. Nel 1946 venne istituito il Carcere Giudiziario della Repubblica Italiana, succursale di San Vittore e al suo interno furono ospitati i più famosi banditi del dopoguerra, di cui si ricorda Ezio Barbieri e Rossetti Gino detto lo Zoppo e numerosi fascisti, fra cui il federale di Milano, Vincenzo Costa. Il carcere verrà definitivamente chiuso nel 1954.


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Di questo carcere, considerato il primo costituito in Lombardia (1785) e uno dei carceri militari più duri d’Italia (1920-1945), sono tuttora visibili: le grande camerate (ricavate nelle antiche casematte della fortezza), prive di servizi igienici ed acqua, in cui venivano rinchiusi anche trenta persone; la cappella del carcere, il camminamento di ronda dei secondini; le celle di punizione, 38 tetri ed umidi stanzini nei quali venivano segregati i detenuti più irrequieti.

All’interno delle tre casematte destinate a celle di punizione, è stato creato il Museo delle Prigioni, il primo in Lombardia, dove sono esposti oggetti, attrezzature e armi utilizzate nel periodo storico del carcere (1785-1954). All’interno delle celle sono visibili i graffitti incisi o scritti sulle pareti che contribuiscono a scoprire testimonianze di giovani che vi furono rinchiusi.

Pur nella sua crudezza è comunque un suggestivo percorso attraverso le testimonianze di una parte della storia e delle vicende non certo felici di coloro che le vissero in prima persona.

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